Thyssen Krupp: cronaca di sette morti annunciati

Il 28 novembre è iniziato il processo di appello per il tragico incidente verificatosi nello stabilimento dalla Thyssen Krupp tra il 5 e il 6 dicembre del 2007. In quella tragica notte, nella acciaieria torinese si verificò un incendio sulla linea 5 che costò la vita a 7 persone e la cosa che rende ancora più straziante queste morti è che esse non si sono verificate immediatamente, le vittime morirono uno dopo l'altra fra atroci sofferenze. L'ultimo operaio morì il 30 dicembre. La Corte di Appello di Torino condannò sei persone dell'azienda con pene dai 10 ai 16 anni di reclusione. Il dato inedito di questa condanna è stato che in Italia per la prima volta nella storia, si è riconosciuto colpevole il numero uno. L'amministratore delegato Harald Espenhahn non è stato considerato stavolta un deus ex machina della azienda ma una parte autenticamente responsabile di tutto ciò che accade, compresa la sicurezza sul lavoro. E' una sentenza importantissima che a aperto la strada alla perseguibilità di figure che fino ad ora avevano sempre ricoperto uno status particolare, forti di un salvacondotto tacitamente accordato alle alte sfere ritenute chissà perché estranee a ciò che accade nelle proprie strutture . Harald Espenhahn, è stato accusato di omicidio volontario e per questo la Thyssen Krupp, riconosciuta responsabile unica dell'incidente, il primo luglio ha dovuto risarcire le famiglie dei lavoratori morti, con circa 13 milioni di euro a condizione che queste non si costituissero parte civile. In questi giorni è proprio su questo che si sta dibattendo. In sede di appello infatti i legali della Thyssen Krupp considerano non accettabile la presenza di chi come Antonio Boccuzzi, l'unico operaio sopravvissuto al rogo e oggi parlamentare del Pd, ha rinunciato alla costituzione di parte civile insieme ai 48 operai che hanno seguito il suo esempio anche se già risarciti dall'azienda. Schermaglie procedurali a parte rimane il fatto che l'incidente avvenuto 7 anni fa è stato oltre che tra i più tragici per la perdita di vite umane, anche tra i più incredibili esempi di disprezzo delle più elemntari norme di sicurezza. Ho letto una relazione tecnica di quanto avvenuto e ho fatto fatica a credere alle cose che avvenivano. Nella linea 5 infatti si verificavano spesso piccoli focolai di incendio, come se la cosa fosse normale amministrazione, e quello che successe la notte tra il 5 e il 6 dicembre fu lo scoppio di un ennesimo focolaio che però entro in contatto con delle pozze di liquido infiammabile presenti sul pavimento. Queste incendiandosi hanno eroso delle tubazioni in gomma che servono per la conduttura degli oli che danno pressione alle macchine utensili. Questi tubi flessibili sottoposti al calore delle fiamme sottostanti ad un certo punto hanno ceduto facendo fuoriuscire olio ad alta pressione che sotto forma di spray è venuto in contatto con i focolai in atto e hanno preso fuoco. In pratica la macchina si è trasformata in un lanciafiamme che ha procurato ustioni gravissime ai sette sfortunati operai che lavoravano li attorno. A questo vanno aggiunti altre gravissime negligenze riguardanti i sistemi di sicurezza e antincendio che erano parzialmente fuori uso. L'incidente insomma non fu il risultato di un accadimento straordinario o imprevedibile ma la logica conseguenza di una serie incredibile di colpevoli comportamenti o omissioni che dovranno obbligatoriamente trovare dei responsabili.

Fabio D'Andrea