BERSANI e RENZI

Le primarie del centrosinistra hanno ufficializzato una notizia che si sapeva fin da subito: a giocarsi, al ballottaggio di domenica scorsa, la nomina di candidato premier alle prossime politiche, saranno Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi.
Proprio le parole di quest’ultimo sono indicative: “E’ il derby usato sicuro-innovazione".
Il segretario del PD, invece, commenta: “Basta usare noi e loro.” Infatti molti sostenitori e componenti del Partito Democratico accusano Renzi di costituire un filone a parte, di essere un infiltrato, quasi un uomo “di destra”.
Quello che, invece, spaventa la maggior parte della classe dirigente, è la parola “rottamazione”: l’attuale sindaco di Firenze intende rinnovare profondamente le istituzioni, estromettendo personaggi che hanno guidato il Paese negli ultimi vent’anni; inevitabile perciò che la sua investitura non sarebbe vista di buon occhio dai vari Veltroni, D’Alema o Bindi.
Le primarie, comunque, le hanno volute entrambi i candidati. Sia Bersani che Renzi, naturalmente, sapevano di necessitare una legittimazione della propria leadership: il primo perché è stato spesso rimproverato di essere un ottimo segretario, ma non un futuro premier all’altezza; il secondo perché, in una classifica di preferenze dirette, sarebbe la scelta italiana principale in qualità di presidente del consiglio.
Bersani ha vinto in un numero superiore di regioni, anche al sud (un dato significativo sul quale i giornali hanno insistito parecchio): eppure, andando a prendersi il consenso di tre aree storicamente “rosse” quali Toscana, Umbria e Marche, Renzi ha dimostrato di tenere il passo.
I punti principali del programma di quest’ultimo prevedono il dimezzamento dei parlamentari, il taglio degli stipendi e l’abolizione di vitalizi: ma ci sono anche diverse cose che lo allineano al pensiero di Bersani.
Entrambi si definiscono, secondo la carta d’intenti del loro partito, democratici e progressisti: intendono investire sull’ambiente e sulla cultura, oltre che sulla scuola; sono fermamente decisi nella lotta contro corruzione ed evasione fiscale.
Senz’altro Renzi raccoglie consensi da una larga fetta dell’elettorato deluso di centrodestra, e questo è dovuto principalmente ad un modo differente di porsi: un modo cioè innovativo, largamente influenzato da tecnologia e televisione.
Ricco di significati, in tal senso, il fatto che sia lui che Bersani abbiano riscoperto l’appoggio di personalità importanti nel panorama intellettuale o artistico italiano: una maniera molto americana di propaganda politica.
Se a favore di Renzi si sono schierati Jovanotti, Daniele Silvestri , Giorgio Faletti ed Alessandro Baricco, Bersani può contare su Marco Bellocchio, Ennio Morricone, Francesco Guccini e Stefania Sandrelli.
Eppure i nomi, ad oggi, che conteranno di più, sono quelli di Nichi Vendola e Laura Puppato: nessuno dei due ha già deciso infatti per chi patteggiare, influenzando così il risultato; mentre Tabacci, al contrario, ha subito dichiarato di sostenere Bersani.
L’appuntamento dunque rimane per domenica 2 Dicembre.

Gabriele Fagioli.