SILVIO BERLUSCONI

Come gli succede da ormai più di vent’anni, Silvio Berlusconi (l’uomo più idolatrato o più esecrato d’Italia secondo un recente sondaggio) è stato ancora al centro dell’attenzione, sia mediatica sia da parte dell’opinione pubblica. Due giorni fa ha annunciato che non si ricandiderà come premier e un giorno fa è stato condannato dal tribunale di Milano, in primo grado, a 4 anni di reclusione nel processo che lo vedeva imputato assieme ad altri per l’acquisto in favore di Mediaset dei diritti di film e telefilm all’estero, con cui avrebbe –attraverso società false di intermediazione- frodato il fisco e accumulato “somme ingenti” (così dice la sentenza) all’estero.

Le due cose sono collegate? Per i suoi avversari politici non c’è dubbio alcuno: Berlusconi sapeva che il processo sarebbe andato a finire così e quindi ha gettato la spugna prima che lo costringessero a farlo, perché oltre alla prigione nella sentenza è compresa anche l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. Per chi invece è dalla sua parte, la sentenza di Milano è l’ennesima dimostrazione che gran parte della magistratura è schierata contro di lui per colpirlo non appena possibile. Qual è la verità vera? Difficile pronunciarsi, anche perché è inevitabile che nel dare il proprio parere sulla questione uno si rifaccia anche alle sue convinzioni politiche e tutto questo rende difficile -praticamente impossibile- dare un giudizio che sia serenamente obiettivo.

Dunque conviene parlare delle due cose lasciandole distinte, per non fare ulteriori confusioni.

Non appena Berlusconi ha detto ufficialmente che non si ricandiderà più e ha indicato che la scelta del leader del centrodestra dovrebbe avvenire attraverso le primarie (come succede praticamente da sempre negli Stati Uniti e da qualche anno a questa parte in molti stati europei), c’è stata la corsa a cercare di prendere il suo testimone. E se Alfano, attuale segretario del Pdl, è naturalmente candidato, hanno fatto sapere che altri sono pronti a mettersi in gioco. Prima di tutto Daniela Santanché, poi qualcuno ha cominciato a parlare di Formigoni, di Reanta Polverini (governatore della Lombardia il primo e governatrice del Lazio la seconda, regioni in cui il consiglio è decaduto a distanza di pochi giorni uno dall’altro per scandali legati all’uso allegro del denaro pubblico) poi e sui quotidiani sono stati tanti altri i nomi che sono venuti fuori. Alcuni anche un po’… “di colore” e quasi impresentabili, tanto che Guido Crosetto, deputato del Pdl ed ex sottosegretario alla Difesa del governo Berlusconi, ha dichiarato al Corriere della Sera. “Queste primarie possono essere importanti, possono rappresentare una svolta per il Pdl e per l’Italia tutta. Ma se dovessimo mettere su un pollaio e non una cosa seria, temo che Berlusconi si arrabbierà molto e ci manderà tutti a quel paese…”.

E a quel paese Berlusconi ha mandato i magistrati che l’hanno condannato perché, sono parole sue, “sono stato sfregiato ancora una volta con questa sentenza da Paese barbaro e incivile". Bisogna fare qualcosa perché altrimenti l’Italia cessa di essere una democrazia”. Qualcuno ha ipotizzato che, proprio per cercare di cambiare le cose, Berlusconi potrebbe ripensarci e tornare a candidarsi. Ma così non sarà. Ormai ha preso la decisione e questa volta è difficile che torni indietro. Anche perché tra breve ci sarà un’altra sentenza (quella del processo con Ruby e il “bunga bunga”) e le cose potrebbero diventare ancora più difficili per lui. E poi, forse, il suo impero ha bisogno di una sua più puntuale attenzione: il titolo Mediaset traballa in borsa (nel dispositivo della sentenza di Milano Berlusconi è stato condannato anche a versare 10 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate per tasse evase, somma che potrebbe aumentare in un separato giudizio civile), la Mondadori sta soffrendo come tutte le case editrici e anche il Milan, la sua creatura più amata, non va poi così bene. E a questo proposito, siccome il tifo è l’unica fede che resiste a tutto, molti supporter della squadra rossonera sperano che torni a occuparsi come un tempo della squadra.
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Alfredo Rossi