IL “SESSUO-TIPO” FEMMINILE, DI DR.SSA CLAUDIA CARDINALI

Venere, Circe, Giunone…; Penelope, Cleopatra, Giuletta… Donne che hanno caratterizzato le storie dei miti ed arricchito le pagine della letteratura, ci offrono dei modelli da cui trarre interessanti riflessioni e confronti stimolanti.
A loro modo incarnano aspetti del femminile, quali la bellezza, l’astuzia, la fedeltà, la pazienza, che hanno sedotto e fatto innamorare molti uomini. Quando in modo positivo e condiviso e quando, più crudeli con l’uomo, lo hanno “sedotto e abbandonato”.
Quale percorso fa il Piacere in queste donne così potenzialmente diverse fra loro?
La Venere fa pensare ad un investimento libidico rivolto al Sé per cui il piacere sarebbe (quasi) autoerotico: questa donna “è” il Piacere, per cui può godere di sé e della coscienza che ha del suo effetto sugli uomini di cui alimenta fantasie sessuali.
Circe è quella donna che trae il proprio piacere dal dominio sul maschio: lo seduce e manipola per umiliarlo. Fu lei a trasformare in porci i compagni d’avventura del re di Itaca.
Il modello mitico della donna androgina è rappresentato dalle Amazzoni: femminile e maschile si compenetrano, il 1° domina ma con una forza, un coraggio ed un atteggiamento più tipici dell’altro sesso. Come guerriere combattono gli uomini ma come donne confermano la differenza sessuale annullata in realtà dal loro essere guerriere. La loro sessualità può assumere caratteristiche diverse, poliedriche: Mascolinità e Femminilità insieme a creare una danza che incita alla battaglia per condurre i corpi alla vittoria (l’orgasmo). Le Amazzoni sono portate a cambiare partner sessuale frequentemente. Un po’ come certe donne isterico-istrioniche, sotto quest’ultimo aspetto.
Poi abbiamo Cleopatra, che carismatica ed intelligente, brucia d’amore e di passione per i suoi due amori, Cesare e Antonio. Abile politica, appassionata amante, madre affettuosa di tre figli ma anche una donna sola che, senza l’appoggio costante di un marito, osa sfidare il potere degli uomini.
Mi viene di associarla alla donna manager che, sicura e capace nel lavoro, non ha un legame duraturo con un uomo.Vuoi perché la competizione crea distanze insanabili, vuoi perché ad un livello (più) inconscio in questa donna c’è una insicurezza di fondo che riduce la percezione e consapevolezza del proprio valore personale in tema di sentimenti. La stessa insicurezza che potrebbe averla spinta alla carriera professionale si rivela distruttiva invece in amore. Altre volte succede che sia l’uomo, il compagno a lasciarla perché si sente inferiore. Infine ritrovo un’altra “donna Cleopatra” nel personaggio interpretato da Julia Roberts, ed ispirato ad una storia vera, nel film di Steven Soderberd “Erin Brockovich – Forte come la verità” del 2000.
Più contenuti e romantici i personaggi di Giulietta e Romeo nel dramma shakespeariano. Ma li accomuna la fine tragica di un amore reso difficile o impossibile da un sistema che non può o non vuole contemplarlo.
Penelope simboleggia quelle donne di un tempo, spesso inserite in realtà ambientali piccole, che attendono fiduciose e piene di speranza il ritorno del loro compagno. Di giorno lei tesse la tela e di notte la disfa per prendere più tempo al ritorno dell’amato Ulisse.
Quindi comunque donne non passive, non vittime impotenti bensì donne argute, che non usano un’aggressività aperta, non risultano sfrontate però sono tenaci e fedeli. Gli appartengono la dolcezza, i modi gentili, la discrezione. Il piacere sta nel rispettare ciò che sentono legarle al partner, e l’orgasmo, che non è separabile dal sentimento, è possibile solo con lui – e potrebbe essere neppure indispensabile.

E tu, che donna sei ??? 

Dott.ssa Claudia Cardinali